JW Marriott Venice: quando un’isola diventa un hotel

Intervista con Luca Colombo, architetto responsabile dei lavori per lo studio Matteo Thun & Partners

Trasformare un’isola in un complesso alberghiero di lusso di 266 camere: questa è stata la scommessa lanciata da Marriott International per la sua nuova struttura JW Marriott Venice Resort & Spa. Situato sull’isola privata Isola delle Rose, questo hotel di cinque stelle non solo beneficia di una collocazione privilegiata nella laguna veneziana, ma può anche contare su quattro ristoranti, tra cui lo stellato “Dopolavoro”, tre bar, la sua propria scuola di cucina, un tetto-terrazza e una piscina privata, un pittoresco giardino con ulivi e ben altro ancora.

Il complesso è stato concepito dal rinomato studio di architetti Matteo Thun & Partners, con sede a Milano e Shanghai, il quale è riuscito nell’obiettivo di integrare elementi contemporanei nei 19 edifici esistenti, sempre rispettando la loro storia e preservando la loro autenticità. Grazie alle loro vetrate le camere e le suite offrono ai loro ospiti una vista insuperabile sulla città lagunare di Venezia o sul magnifico giardino del complesso.

Per lifetimedesign.ch Luca Colombo, architetto responsabile dei lavori per lo studio Matteo Thun & Partners, si diffonde su questo progetto architettonico di 13’000 m² e sulle sfide che si sono presentate.

Quali sono state le osservazioni e le fonti di ispirazione per questo progetto?

Luca Colombo: Concepire un progetto di questa portata, dal piano generale fino ai dettagli, ha richiesto di lavorare con un approccio olistico in termini di pianificazione del paesaggio, dell’architettura degli esterni e degli interni. Tale approccio è proprio il punto di forza del nostro studio di architetti. Trasformare un’isola protetta in un complesso alberghiero di lusso che include un parco significa cercare nuove soluzioni nel rispetto della natura e della storia del luogo. Una sfida notevole!

Volevamo creare un complesso alberghiero e termale con un’atmosfera contemporanea, senza cadere nella nostalgia e nello storicismo. Il JW Marriott Resort & Spa è un’isola collocata nella laguna veneziana. Si concentra pertanto sullo spirito e gli elementi della laguna, ovvero la quiete e il silenzio sull’acqua. In breve, il “lusso per sottrazione”, lontano da rumori e agitazione.

L’architettura del complesso corrisponde allo stile architettonico di Venezia in generale?

Luca Colombo: L’hotel di origine è stato costruito negli anni trenta. In linea con la configurazione originale degli spazi interni, con i loro corridoi larghi, le porte in vetro e le terrazze, abbiamo adattato l’edificio a hotel di lusso con suite contemporanee in stile veneziano. Per la struttura principale, l’intervento più importante ha coinvolto il tetto con la sua piscina debordante e lo spazio ristorante e bar.

L’insieme del progetto architettonico comprendeva la conversione della struttura principale e degli altri 17 edifici più piccoli – in mattoni dell’inizio del XX secolo, principalmente dei magazzini – in 266 camere d’hotel, suite, ristoranti, bar e spazi termali.

L’arrivo all’hotel si fa tramite battello. Quali sono state le difficoltà nel creare un tale accesso?

Luca Colombo: Un elemento chiave del piano generale era la riapertura dell’antico sistema di canali dell’isola, di cui una parte porta all’entrata dell’hotel principale. Restaurando il canale ormai coperto, si è ritrovata l’autentica atmosfera di Venezia, attorniata dalla natura e dalla pace.

In termini costruttivi, quali sfide si sono presentate in un progetto di questo tipo?

Luca Colombo: Durante la fase di progettazione abbiamo dovuto coinvolgere molto presto le istituzioni locali, dal momento che si tratta di un’isola che fa parte del patrimonio culturale. La creazione di un dialogo costruttivo con le autorità ci ha permesso di trovare rapidamente delle soluzioni adeguate per trasformare gli edifici storici in spazi rinnovati che rispondano perfettamente ai bisogni di una catena di hotel di alto livello come Marriott.

La seconda grande sfida è stata di carattere logistico. Costruire su un’isola con scadenze molto ristrette ci ha mantenuto sempre sotto pressione, forzandoci ad avanzare con grande efficacia.

Che tipo di materiali avete scelto per questa costruzione? E per quali ragioni?

Luca Colombo: I materiali dell’insieme del progetto sono stati scelti con cura per trovare un equilibrio tra un’atmosfera veneziana autentica e la dimensione contemporanea. I principali materiali degli interni comprendono lampadari soffiati da una manifattura artigiana locale di vetro. Abbiamo privilegiato i materiali disponibili nella regione come i mattoni e le tegole, i lampadari di Murano come anche i tessuti e gli specchi veneziani.

In che modo l’edificio è stato costruito per resistere all’umidità dell’isola?

Luca Colombo: Abbiamo voluto mantenere lo spirito del luogo rispettando gli edifici storici esistenti, ed abbiamo pertanto optato per l’idea del “box in a box”. Costruire nuove strutture all’interno dei muri antichi è stata la soluzione perfetta per proteggere il carattere storico della struttura applicando le più recenti direttive in materia di conservazione del patrimonio, allo stesso tempo consegnando un nuovo edificio conforme alle norme in vigore.

Anche i padiglioni sono preservati secondo il principio del “box in a box”: costruire all’interno senza toccare i muri antichi, in modo da preservare il carattere storico degli edifici.

Quali criteri devono essere soddisfatti per costruire una tale struttura su un terreno così atipico come un’isola lagunare?

Luca Colombo: In sé l’idea di ridar vita a un’isola esistente e abbandonata, riutilizzando l’edificio esistente senza costruire nuove strutture ma preservando le antiche, costituisce un approccio sostenibile. Il progetto include anche altre scelte sempre orientate alla sostenibilità, come il fatto di evitare di sfruttare nuovi siti, riportare i giardini architettonici esistenti alla loro funzione originale o riutilizzare tutti i materiali generati dagli scavi.

A suo avviso che tipo di messaggio veicola una costruzione di questo tipo?

Luca Colombo: Il rispetto del genius loci. Il JW Marriott Venice non è nient’altro che un semplice luogo di ritiro che ora si presenta in una nuova composizione di edifici esistenti restaurati e migliorati. Il piano generale è stato elaborato per esaltare l’esperienza degli ospiti sull’isola, dunque coinvolgendo nel progetto tutta l’isola. La totalità dell’isola è considerata come una sola unità architettonica, dove gli spazi esterni corrispondono agli spazi in comune di un hotel di lusso. Gli ospiti sono liberi di lasciare il giardino, passare dalla piscina privata per poi recarsi nella zona termale. Gli “spazi pubblici” comprendono anche le piscine, il giardino di avventura e la zona umida: una combinazione perfetta per approfittare di Venezia in un nuovo modo.

Informazioni:

JW Marriott Venice Resort & Spa
Isola delle Rose
Laguna di San Marco
30133 Venezia, Italia

www.jwvenice.com  

 

 

Mélina Neuhaus
Mélina Neuhaus

Co-fondatrice et directrice de communication/relations publiques Elitia Communication